Cisterna romana di varie forme

cisterna romana
Posted by Ciro Borrelli Category: Posti da visitare Tag:
La cisterna antica serviva a conservare l’acqua piovana. Di solito la cisterna è sotterranea e dalle diverse forme. I Romani le usavano per scopi diversi: acquedotti oppure terme per le popolazioni. Ma anche per scopi produttivi o militari. L’acqua veniva raccolta dai tetti delle case, pubbliche o private, oppure da apposite costruzioni realizzate allo scopo.

cisterna romana

Cisterna : le forme

La più semplice era la cisterna “a fossa”. Dal nome stesso è facile immaginare come venisse scavata per far confluire l’acqua piovana. Quella “scoperta” era, di solito, più grande di quella a fossa. In particolare, aveva dei sistemi di distribuzione dell’acqua più articolati.

La cisterna più diffusa era “a camera singola”. Le forme variavano da quella cilindrica, a damigiana oppure a bottiglia fino a quelle di forma del tutto irregolare. Un tipo molto particolare era quella rettangolare a forma di “bagnarola” con i lati più piccoli smussati e arrotondati.

cisterna

Quella a “doppia camera”, poi, aveva la camera esterna che serviva da filtro mentre quella interna serviva da raccolta. La più efficace, infine, per la potabilità era la cisterna “filtrante”. Lo scavo era a forma conica fino a una profondità di quasi tre metri. Le pareti erano rivestite di argilla e sabbia e al centro sorgeva un pozzo a forma di cilindro. La parte finale della camera era collegata al pozzo che, quindi, si riempiva di acqua man mano che le pareti della camera convogliavano l’acqua.

Cisterna romana

La cisterna ai tempi dei Romani era “multicamerale” e a “cunicoli” per servire l’intera popolazione. Erano molto grandi e raggiungevano anche i 2000-3000 metri quadri con decine di camere tra loro collegate. Necessarie erano le colonne alte fino a 10 metri a supporto della struttura.

La più grande e quella meglio conservata è la Piscina Mirabilis ai Campi Flegrei, serviva la flotta dell’impero romano ormeggiata nel porto di Miseno. Era la parte finale dell’immenso acquedotto augusteo che serviva la città di Napoli percorrendo circa cento chilometri.

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